LA NATURA SALVATA DALLE MONACHE BUDDISTE
Siamo nella sperduta valle di Zanskar, a tremila metri
sul mare, circondati da montagne alte seimila metri che d’inverno non possono
essere attraversate così che ci si trova tagliati fuori dal resto del mondo. Tra
qualche anno però si costruirà anche qui un’autostrada che in parte risolverà i
problemi di mobilità, ma porterà anche smog, rumore, turismo e ricchezza.
In questo villaggio sperduto sorge un monastero di religiose
buddhiste - 11 suore, alcune molto anziane, che accudiscono le 17 monache
ancora senza voti, tra le quali una bambinetta di 4 anni - che si impegnano per
diffondere e mettere in pratica i principi del loro maestro. La badessa dice infatti
che il Buddha ha sempre tenuto in grande considerazione l'intera esistenza e
non solo l'umanità, perciò qualsiasi violenza su ogni essere vivente è peccato e
bisogna pregare anche per la natura.
Per il Budda l’ambiente e la natura sostengono la vita
umana, sono interconnesse. Il testo sacro intitolato Bodhicaryavatara insegna
agli esseri umani come fare per mantenere l’equilibrio creato dalla natura,
della quale dobbiamo prenderci cura perché è grazie a essa che esiste la vita.
Il monastero sopravvive grazie ai fondi raccolti dalla
Jamyang Foundation e al contributo che il Ministero della Cultura Indiano
elargisce per sostenere l’attività ambientalista condotta dalle religiose.
La badessa spiega che terminato di mangiare le monache
portano nella valle il piatto sporco e la tazza usati, dove li lavano nel
torrente: «Sì – dice-, sembra un metodo antiquato ma non c’è da vergognarsi nel
rispettare l’ambiente».
Il turismo è arrivato anche qui, attirato soprattutto
da una fonte che pare avere proprietà curative, e ha portato con sé plastica,
cibi pronti, cartacce, imballaggi. Le religiose hanno reagito seguendo il metodo
scientifico insegnato dalla badessa: «Le bambine se ne sono accorte, di questa
sporcizia crescente. Abbiamo iniziato a monitorare il fenomeno, da dove arriva,
dove va, chi la produce e come possiamo ridurla? Abbiamo iniziato il compost, e
costruito la toilette a secco. Abbiamo imparato a considerare ogni scarto o
rifiuto come una risorsa: come posso riutilizzarlo? Quale seconda vita potrebbe
avere?». Un muretto di calcestruzzo e bottigliette mostra come i rifiuti possano
essere usati per decorare.
La badessa comprende le emozioni che sfociano
nell’eco-ansia perché è giusto lasciar spazio ai sentimenti che però devono
servire da stimolo per fare qualcosa di concreto, non per piangersi addosso. Le
religiose hanno scritto un canto poetico alla natura che dice: «Le montagne
sono felici o no? Il Ladakh sparirà se non ci impegneremo».
Le religiose non sono contrarie al progresso che sta
per arrivare anche in questo luogo tra i più sperduti della Terra, ma ne hanno
un’opinione tutta loro, come si comprende dalle parole della badessa: «Le nuove
vie porteranno uno sviluppo inevitabile: grandi hotel quindi più traffico e più
affari. Cosa ci guadagneremo? Auto lussuose. Dimore più grandi, con più stanze,
più comfort? Per me è sufficiente un tappeto, per dormire. A cosa serve il
progresso se non c’è abbastanza acqua per tutti? Non è facile far comprendere
questo messaggio anche agli altri. Sono miopi che inseguono il denaro. L’avere
è più importante dell’essere. Non vedono più in là del loro naso. L'intenzione
è buona: creare più benessere per le generazioni future ma non sanno cosa
fanno. Non c’è gratitudine e rispetto per l'ambiente».
Insomma questo microcosmo himalayano descrive come va
il resto del mondo.
Salvi D. 2D (rielaborazione da C. Pizzatti, Repubblica 31/08/2023)